Il Covid 19 ha rivelato tutte le fragilità della nostra società: le difficoltà di una sanità e un welfare definanziati da decenni, la solitudine ed isolamento in cui vivono troppe persone nel nostro paese, il continuo aumento delle disuguaglianze sociali. Da marzo abbiamo vissuto una situazione straordinaria che ci ha messo a dura prova, ma non possiamo fingere che sia stato uguale per tutt*: i metri quadri della propria casa, la qualità della nostra connessione, la possibilità di continuare a lavorare o di accedere ad ammortizzatori sociale, la distanza della propria famiglia e tante altre variabili hanno determinato la durezza del nostro lockdown.

Torino Solidale è un progetto della Città di Torino, realizzato in collaborazione con Arci Torino, Rete Case del Quartiere, Consulta per le Persone in Difficoltà, Sermig, Damamar, Asili Notturni Umberto I, ACLI, UISP, Gruppo Abele, Banco Alimentare del Piemonte e Banco delle Opere di Carità. Da marzo distribuisce panieri alimentari a nuclei familiari che si trovano in difficoltà economica. Dall’inizio della pandemia sono state aiutate più di 15.000 famiglie. Come Arci Torino gestiamo due snodi: l’Anatra Zoppa (quasi 900 famiglie) e via Salbertrand (più di 600 famiglie). In questi mesi abbiamo sentito tante storie: chi ha aspettato per mesi la cassa integrazione, chi ha dovuto chiudere la propria attività, chi lavorava in nero, chi era in condizione di vulnerabilità già prima di marzo.


Proviamo a offrire una risposta generale ai bisogni delle persone che ci vengono segnalate: abbiamo attivato sportelli di consulenza, integriamo i panieri del Comune con altri prodotti raccolti tramite il recupero delle eccedenze alimentari e tramite donazioni, abbiamo avviato raccolte di libri, vestiti e giocattoli usati da distribuire gratuitamente.

In questi mesi abbiamo ricevuto un supporto caloroso da tantissime persone che hanno messo a disposizione tempo e risorse, hanno fatto donazioni e ci hanno aiutato a portare avanti il progetto. Quando abbiamo fatto un call per volontari* abbiamo ricevuto più di 100 risposte. Mentre in televisione si parlava della caccia a* runner, decina di persone erano disposte a dedicare ore della loro settimana a preparare panieri, selezionare le eccedenze alimentari e consegnare i pacchi a domicilio. E continuano a farlo.

Durante questi mesi di emergenza, infine, è emerso un altro fenomeno che andrà messo a valore nel futuro, una volta tornata la “normalità”: gli spazi della cultura, le loro operatrici e operatori, sono stati tra i principali punti di riferimento delle comunità e delle organizzazioni che si occupano di solidarietà. Hanno dato supporto a forme di welfare di prossimità di grande efficacia. Esiste, ne abbiamo avuto la dimostrazione, un nesso ben più che simbolico tra la scena culturale e dello spettacolo torinese e le organizzazioni impegnate sul fronte della lotta alle disuguaglianze. Un settore, quello culturale, che è stato mortificato dalla pandemia, ha trovato la forza di mettere a disposizione di tutt* spazi, competenze e attrezzature inutilizzati a causa della sospensione delle attività.

Questo legame rischia limitarsi all’attivazione in una fase emergenziale, rimanendo un gesto di grande valore ma isolato. Potrebbe essere, invece, giunto il momento per rivalutare il ruolo degli spazi culturali e di produzione artistica in una società fortemente segnata dall’isolamento e dalle solitudini.
Quante delle persone che hanno beneficiato di Torino solidale sono mai entrate in uno di questi spazi, prima di marzo? Quante ci torneranno, dopo la fine dell’emergenza, per ascoltare un concerto, vedere uno spettacolo, portare figlie e figli a un laboratorio educativo? Tutti gli studi sui consumi delle persone in condizione di povertà indicano come la spesa per accedere alla cultura, all’intrattenimento e alla ricreazione sia una delle prime a essere eliminata, con le conseguenze che possiamo immaginare in termini di socialità. Non si tratta di una questione solo economica, purtroppo le barriere di accesso sono molteplici. La scelta di utilizzare uno circolo storico, uno spazio performativo – l’Anatra Zoppa – vuole proprio suggerire questa nuova commistione tra azione culturale e sociale.

La povertà non è nata con la pandemia, ma viene creata strutturalmente dal nostro sistema economico. Per questo è fondamentale che questi progetti continuino anche dopo la fine dell’emergenza e creino comunità solidali, inclusive e accoglienti.

Alice Eugenia Graziano, project manager di Fooding, Arci Torino