Sensibilizzare le persone rispetto a tematiche di rilievo e spingerle a supportare cause sociali che possano migliorare la loro stessa vita oltre che quella dell’intera società è sempre più complicato. Per essere efficace la comunicazione deve trovare gli strumenti giusti e saper arrivare al proprio pubblico di riferimento. Cosa potrebbe succedere se la musica diventasse uno degli strumenti preferibili per attrarre una folla di persone intorno ad argomenti che possano fare del bene a tutti? Questo è l’interrogativo che ha guidato la creazione del framework rappresentato nell’immagine.
Si è osservato lo sviluppo del fenomeno del crowdsourcing e lo si è successivamente legato al mondo della musica e al benessere della società, arrivando ad elaborare un modello di Social Crowd Surfing, che si presenta come uno strumento di facilitazione per l’integrazione sempre più frequente della musica nelle campagne a supporto di cause sociali.

Il crowdsourcing quel fenomeno che permette la realizzazione di un progetto o il raggiungimento della soluzione di un problema tramite l’accesso  alle risorse degli utenti di Internet, che mettono a disposizione le loro idee, i loro suggerimenti e le loro competenze per ottenere un risultato che punti al benessere collettivo. Questa tecnica, che fa della collettività la risorsa fondamentale, dà la possibilità di arricchire con un valore aggiunto la risultante a cui si sarebbe potuti arrivare se il problema fosse stato risolto senza l’ausilio della cosiddetta crowd.

Il modello ha l’obiettivo di porsi come una base per chi in futuro vorrà intraprendere un’azione di crowdsourcing in ambito musicale, associandola al supporto di una causa sociale. Si esploreranno tutti i sei step del modello, che saranno approfonditi singolarmente, ma manterranno la loro interdipendenza con gli altri fattori. Si cercheranno di dimostrare le potenzialità della musica come mezzo di comunicazione in grado di stimolare una riflessione.
Social Crowd Surfing è il nome che è stato dato a questo modello circolare e trae origine dal termine crowd surfing, il cosiddetto surf sulla folla, che rappresenta il noto momento in cui, durante un concerto, l’artista si tuffa dal palco tra il pubblico e quest’ultimo lo sostiene, facendo in modo che passi di persona in persona, proprio come se stesse surfando delle onde. Questo termine è meglio conosciuto come stage diving, ed è stato scelto come parte integrante del nome a causa delle analogie che la sua definizione presenta con il modello che andremo a trattare. La terza componente del titolo è la parola social, che in questo contesto ha due significati. In primo luogo il modello è social perché l’online gioca un ruolo di rilievo nella strategia e, nonostante si parli di onlife, la componente online resta predominante ed imprescindibile se si punta ad ottenere un coinvolgimento globale per un’iniziativa di crowdsourcing. In secondo luogo definiamo il modello come social perché nasce con l’obiettivo di sostenere una causa sociale ed è rivolto alla società e al benessere di quest’ultima, che rappresenta anche la prima fonte di energie e forze che saranno canalizzate nel progetto di crowdsourcing musicale.
Il modello in questione parte dalla musica e torna alla musica, definendosi quindi come un modello circolare, il cui punto finale corrisponde al punto iniziale con l’aggiunta di un plusvalore. Le fasi del processo sono: music call, desire/support, loyalty, jump, reward e advocate.

  • Music call – momento in cui l’artista o il promotore della campagna chiede alla propria community di aderire all’iniziativa e/o partecipare attivamente;
  • Desire/support – cercare di stimolare il senso di comunità nel gruppo;
  • Loyalty – coltivare la fiducia della community e presentarsi in maniera trasparente;
  • Jump – come il momento dello stage diving, in cui l’artista sceglie se saltare, in questo step la persona sceglie se aderire all’iniziativa;
  • Reward – ricompensa materiale o immateriale che la community riceve per aver partecipato;
  • Advocate – cercare supporto da parte della community e che si attivi il passaparola;
  • Social cause – il valore aggiunto dato dal supporto di una causa sociale.

Tenere presente questi sei passaggi diventa una buona base di partenza per capire le operazioni necessarie da compiere nel momento in cui si decide di studiare e avviare una campagna di crowdsourcing musicale finalizzata al supporto di una causa sociale e al miglioramento del benessere collettivo.

(estratto di una tesi di laurea magistrale intitolata “Social Crowd Surfing: come creare una campagna di crowdsourcing musicale a sostegno di una causa sociale”)