Durante il lockdown abbiamo rivoluzionato le nostre abitudini e nella reclusione forzata abbiamo immaginato la vita che vorremmo. Ci siamo accorti di quanto sia bello a volte rallentare un po’ e abbiamo riscoperto la forza delle relazioni umane. Di quelle vere, forti e irrinunciabili come la vicinanza degli affetti più cari e della famiglia, intesa in senso trasversale. Abbiamo cercato di mantenere vivo il rapporto con le persone più fragili, quelle più a rischio e spesso isolate: gli anziani, che hanno corso il pericolo di essere emarginati e invece, grazie alle tecnologie, hanno trovato il modo di essere coinvolti nelle attività delle generazioni più giovani.

Eppure, durante i lunghi mesi di restrizione non abbiamo vissuto solo i saluti e le canzoni dal balcone, i momenti di solidarietà e i sorrisi dietro la mascherina. La quarantena ha purtroppo anche esacerbato certe situazioni all’interno delle mura domestiche già sbilanciate e abusive. Infatti non possiamo non menzionare i dati inquietanti che mostrano gli aumenti delle violenze domestiche in Italia durante il lockdown o non soffermarci a riflettere sul fatto che il sovraccarico dei lavori di casa sia ricaduto ancora una volta principalmente sulle donne. Abbiamo quindi raccolto qualche riflessione (e qualche numero) per capire come il mondo si sia evoluto dentro casa, nel corso degli ultimi mesi.

Com’è cambiata la vita domestica per le famiglie italiane

Dopo giorni passati in isolamento, abbiamo iniziato ad apprezzare cose che prima davamo per scontate: le serate passate con gli amici, il pizzicore sul viso accarezzato da una brezza fredda, gli abbracci dei nonni. Abbiamo provato così tanti sentimenti contrastanti ed è normale che spesso sia capitato di sentirci smarriti. Certe volte ci è sembrato di perdere molto più che il semplice conto dei giorni, la sensazione era quella di farsi scivolare lentamente dalle mani il controllo della situazione, lasciando posto ad ansie, stress e pensieri negativi.

Come combattere la paura e l’autosuggestione? Il 6  marzo 2020 l’OMS ha messo a disposizione due infografiche che racchiudevano preziosi consigli per i singoli individui e per i genitori di bambini dai zero ai tre anni. Le famiglie italiane hanno dimostrato un ammirevole spirito di iniziativa riscoprendo gioia e speranza nella musica e nella cucina. Hanno tappezzato le facciate dei palazzi con striscioni colorati, messaggi incoraggianti e arcobaleni dipinti dai più piccoli, facendo così loro comprendere la situazione e rassicurandoli con un “andrà tutto bene”. Spiegare ai bambini cosa stesse accadendo non è stato facile per i genitori, ma per fortuna, ancora una volta  ci si è dati da fare per aiutarsi a vicenda e sono stati messi a disposizione innumerevoli articoli, video e piattaforme di didattica digitale.

Alcune famiglie hanno voluto reagire adottando invece delle nuove abitudini lontane solitamente dal nostro stile di vita occidentale. Dal Giappone, ad esempio, é arrivato il metodo “Kanban”che permette, attraverso il raggiungimento di obiettivi SMART (Specifici Misurabili Azionabili Rilevanti), di gestire il team familiare e responsabilizzare anche i più piccoli. Spoiler, servono due cartelloni (quello per le azioni da fare e per quelle completate) e dei post it, di tanti colori diversi quanti sono i figli in questione. Questa situazione di emergenza ci ha inevitabilmente portato tante difficoltà, ma ci ha anche concesso di esplorare nuove possibilità, migliorare le nostre abitudini e infine di starci vicini davvero, anche se a distanza.

Vivere la casa

Vivere assiduamente gli spazi della propria abitazione, oltre ad aver cambiato le dinamiche famigliari, ha portato alla necessità di dedicare un maggiore impegno alle faccende domestiche. Che si parli di uomini o donne, non è detto che uno nasca con una predisposizione alla cura della casa, ma in questa situazione ci siamo trovati tutti nella stesse condizione. Ordine e pulizia della casa infatti sono concetti strettamente legati al mantenimento di un buon livello di serenità fisica e mentale. Sapere dove è riposto ciascun oggetto infatti permette di risparmiare tempo, mentre vivere in un ambiente pulito ci fa sentire accolti.

Qualche aiuto per vivere meglio ci arriva dal minimalismo: corrente di pensiero che consiglia di circondarsi solo degli oggetti che veramente servono e rendono felici, eliminando il superfluo. Per avvicinarsi a questo stile di vita vogliamo citare due libri, che speriamo possano essere utili per rimodellare le proprie abitudini per stare meglio. Il primo è il bestseller Il magico potere del riordino, di Marie Kondo. Il secondo invece si intitola La casa felice, scritto da Julie Carson e Margot Guralnick: fondatrici di Remodelista.com, sito di riferimento dell’Interior design statunitense.

Se dopo essere diventati minimalisti, vi venisse anche voglia di aiutare il Pianeta, esistono numerose iniziative online che spiegano come rivoluzionare il proprio approccio alla gestione della casa in ottica sostenibile. Con poche mosse è possibile fuggire dalle insidie dei mille prodotti tradizionalmente in commercio, a favore di alternative meno inquinanti per la salute propria e quello dei nostri mari in cui fluiscono sostanze nocive per l’ecosistema marino, spesso contenute in questi prodotti.

Riordinare e fare le pulizie, soprattutto quando non si poteva mettere naso fuori di casa, ci ha fatto vedere chiaramente il legame tra l’ordine e la serenità fisica e mentale. Alcune delle buone pratiche che abbiamo messo in atto durante questi mesi per vivere meglio nelle nostre case, tra cui magari il minimalismo alla Marie Kondo, sono da mantenere anche ora che la vita sta tornando a una semi-normalità. Tuttavia, non possiamo parlare di pulizie di casa e riflettere su come sia cambiata la vita delle famiglie durante il lockdown senza parlare di uguaglianza di genere. Infatti, la paritá dei sessi inizia tra le mura domestiche. La quarantena infatti è servita anche ad evidenziare come il divario nella gestione del lavoro domestico sia ad oggi tutt’altro che diminuito.

Coronavirus, la quarantena delle donne tra focolare e smart working

 Tra una call e l’altra, tra un pasto da preparare e una lavatrice da stendere, la cura della casa e dei soggetti più deboli durante il lockdown ha gravato sproporzionatamente su una fetta di  popolazione (in larga parte femminile). La casa da luogo di relax e di calore é diventata luogo di sfida quotidiano per chi cerca di mantenere gli equilibri tra i ruoli richiesti dalla società e da se stessi.

Il rischio di contagio ha privato moltissime famiglie dell’aiuto delle lavoratrici domestiche: in aprile si è registrata un’impennata del 30% dei licenziamenti. Da un lato molte donne sono rimaste senza lavoro, dall’altro su molte famiglie, soprattutto su molte donne, è ricaduto tutto il peso del lavoro domestico. Nelle famiglie italiane, infatti sono le donne a farsi carico della maggior parte delle faccende domestiche e del lavoro di cura. Dall’ultima indagine Istat sulla vita quotidiana emerge che le donne in età 25-44 anni, in coppia con figli, che sono occupate come il loro partner, dedicano mediamente ogni giorno al lavoro familiare il 21,6% del proprio tempo, (di cui il 12,8% per il lavoro domestico). Gli uomini invece dedicano rispettivamente 9,5% e 4,1% del proprio tempo a queste attività.

Il lockdown dovuto al COVID-19 rischia di aggravare il peso delle attività domestiche sulle donne e di ridurre ancora di più la loro offerta di lavoro, già minata dalla chiusura delle scuole e dalla assenza di alternative credibili alla gestione diretta dei carichi familiari. Infatti il tasso di occupazione femminile in Italia é da tempo fanalino di coda in Europa (49.5%). Le donne sono soggetti più deboli sul mercato del lavoro – con minori salari e maggiore presenza nei settori meno remunerati –  nonostante in Italia siano più le laureate che i laureati.

Conclusioni

In un’emergenza come quella vissuta a causa del COVID-19 ci siamo tutti ritrovati a temere un nemico invisibile, inatteso e pericoloso per noi quanto per i nostri famigliari. Ci siamo sentiti smarriti di fronte alle improvvise misure di restrizione, alla condizione di isolamento sociale e al totale cambiamento delle nostre abitudini.
Abbiamo imparato tanto da questo periodo di isolamento forzato e siamo riusciti a superare ostacoli che prima non potevamo neanche immaginare, abbiamo reinventato la nostra quotidianità e noi stessi. Alcuni di noi sono riusciti a riscoprire le proprie passioni e a capire quanto sia importante dedicare a se stessi piccole attenzioni. In questo ci siamo aiutati  vicenda, mettendo a disposizione del prossimo le nostre capacità e la nostra conoscenza.
Abbiamo trascorso più tempo con la famiglia, dedicando più attenzione alle persone e agli spazi casalinghi. Abbiamo capito che a volte basta poco per stare meglio e siamo tornati all’essenza delle cose, a rivalutare il concetto minimalista per cui possedere meno a livello materiale, può aiutarci a vivere meglio.

Purtroppo, fra tanti dati che fanno ben sperare, svettano anche alcuni bilanci negativi: ci siamo resi conto ancora una volta di quanto la nostra società patriarcale influisca tuttora sulla figura femminile quando si parla di lavoro domestico. Un tema su cui c’è ampio margine di miglioramento, si spera, nel breve futuro.

Articolo scritto da: Adriana Bianco, Asami Gambino, Sara Mancabelli (Global Shapers Rome Hub)

Illustrazione di: Asami Gambino e Filippo Mola