Foto di: Powhusku from Laramie, WY, USA [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)]

È arrivato il black friday? Scansalo.

E prova anche a scansare le altre occasioni simili: perché di black friday (ennesima usanza americana che arriva qui da noi in virtù della globalizzazione dei mercati e dei consumi e che noi si accoglie “con gioia” senza alcun filtro critico…) non c’è solo il venerdì dopo il Giorno del Ringraziamento… ormai in più occasioni durante l’anno siamo fortemente invitati a consumare e a fare acquisti.

Lo stesso periodo natalizio si è man mano dilatato e già ai primi di novembre compaiono luminarie e panettoni: il segnale che è ora di pensare agli acquisti “più importanti” dell’anno. Cito (cambiando l’ordine, pardon!) dal testo della canzone “all you can eat”: “Riscontro abbondanza di stipendi da buttare… e stress accumulato a palate da placare. … Sentiamo mancanza di bisogno da soddisfare … È novembre, il nuovo mese di natale… La gente ha soffocato il senso logico delle spese di natale… Padrone dacci fame abbiamo troppo da mangiare. Padrone dacci un po’ di fame, la sazietà non ci basta più…

Dal punto di vista comunicativo il black friday è il “padrone” che ci incita a nuovi appetiti facendoci dimenticare che probabilmente siamo già sazi. Perché se ci fermiamo un attimo a riflettere, 9 volte su dieci ci accorgiamo che quell’oggetto che abbiamo visto in saldo o a un prezzo speciale forse forse non ci serve davvero. In rete, grazie al lavoro di Zero Waste, ho trovato questo bellissimo schemino.

Apro parentesi: lo schema che segue è un diagramma di flusso (in inglese flow chart), uno strumento tipico dell’informatica, ma anche della filosofia, che, tramite una rappresentazione grafica, propone la sequenza logica delle operazioni da eseguire per l’esecuzione di un algoritmo. La comunicazione del black friday (la comunicazione pubblicitaria in genere) mira a stimolare in noi l’esecuzione automatica (senza pensarci, senza filtro critico) di due algoritmi naturali: il bisogno e il senso di appartenenza. Che vanno però moderati dal senso critico… Chiusa parentesi.

 

 

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A meno che non viviate sul cucuzzolo di una montagna, saprete già che questo venerdì è #blackfriday, uno dei fiori all’occhiello delle esportazioni culturali statunitensi… • Ci sarebbe tanto da dire, ma non vogliamo sfociare in scontato paternalismo. Sapete già benissimo che questa giornata non è altro che un’altra trovata geniale per promuovere il #consumismo sfrenato, con tutte le conseguenze che questo ha sull’ambiente. 💸 Quest’anno ci teniamo sul pratico, e vi forniamo un mini-quiz-veloce preparatorio all’acquisto compulsivo del Black Friday. Venerdì essere #zerowaste è ancora più semplice, basta fermarsi alla prima delle 5R… o alla prima domanda del quiz, che è anche la più difficile, col più alto tasso di scrematura : NE HO BISOGNO? • Ringraziamo @sorteztoutvert per averci permesso di riportare e tradurre il suo grafico sul Black Friday per la Rete. Se capite il francese, vi consigliamo di passare dal suo profilo!🍃 • P.S. Fate lo zoom per vedere il grafico nel dettaglio!

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Sarebbe bello stamparlo in formato portafoglio e tenerlo sempre a portata di mano: quando ho l’impulso a un acquisto me lo leggo e vedo un po’ come va a finire. Tra l’altro, il grande vantaggio-svantaggio delle piattaforme di commercio elettronico è che posso fare un acquisto direttamente dal mio smartphone. Comodissimo, ma anche tremendo: perché (come sempre nel mondo dei social network) il dito è più veloce del cervello e finisco per fare un gesto senza averci realmente pensato. Se invece, alla vecchia maniera, per ottenere quell’oggetto, io dovessi trovare il tempo, uscire di casa, fare un percorso, magari lungo, entrare in un negozio, vedere davvero quell’oggetto e poi decidere di comprarlo estraendo dei soldi dal portafoglio (ovvero vedendo fisicamente uscire il denaro dalle mie tasche…), molto probabilmente una buona parte degli acquisti non verrebbero alfine compiuti.

Dal punto di vista ambientale le piattaforme di e-commerce posso anche presentare vantaggi: centralizzare un processo rappresenta sempre una potenziale efficienza in termini di energia e la mia auto che compie il tragitto fino al luogo di acquisto può non esser tanto diversa dal furgone che mi porta il pacco a casa. A patto che i viaggi dei furgoni siano ottimizzati davvero, che i trasporti dal magazzino centrale alla città di destinazione siano magari in treno, che il veicolo che compie “l’ultimo miglio” fino a casa mia magari sia elettrico… Sicuramente i vari servizi di consegna assicurata in 24 ore (abbiamo davvero bisogno di quel pacco in 24 ore??) non aiutano questa ottimizzazione.

Come uscire? Cambiando abitudini.

Per molti acquisti ci sono ormai ramificate reti di GAS, gruppi di acquisto solidale, o GAC, gruppi di acquisto collettivi, che sfruttano meglio i vantaggi del commercio elettronico rispetto alle principali organizzazioni che ci stanno martellando in questi giorni.

Ci sono i mercatini dell’usato e dello scambio;

Ci sono le opportunità di acquisto a filiera corta, come Campagna Amica di Coldiretti;

Ci sono i negozi dove acquisti senza imballaggio, la cosiddetta spesa sfusa, che da poco hanno comunicato un censimento a livello nazionale.

Se sei curioso, prova a leggere qui.

Buon natale (con la minuscola) a tutti!