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Hanno ragione gli Emanuele, Eugenio, Lorenzo e Paolo a chiedersi se gli aventi climatici estremi e l’innalzamento dei mari siano degli episodi “passeggeri” (seppur tragici e con impatti pesantissimi su popolazioni e territori) o se stanno diventando invece la norma.

Lo diciamo subito: la seconda! Gli scienziati che studiano il clima (ormai migliaia nel mondo, che coordinano i loro studi e armonizzano i risultati delle loro ricerche nei report dell’IPCC o del WMO) hanno dati raccolti in modo scientifico sulle variazioni di temperature, piogge, venti, umidità… dal 1850 e negli ultimi 40/45 anni i dati raccolti a terra sono confermati e perfezionati dai dati raccolti via satellite o da altri strumenti automatici, come le boe che si muovono negli oceani o i palloni sonda.

Il clima è cambiato e continuerà a cambiare. È cambiato per gli effetti delle attività umane: dall’inizio della rivoluzione industriale abbiamo rovesciato in atmosfera milioni di tonnellate di gas ad effetto serra (uso intenso e repentino dei combustibili fossili) e con il boom economico degli anni Cinquanta abbiamo iniziato a consumare la terra in modo irragionevole (e a sporcarla con i rifiuti).
Ogni azione ha la sua reazione. Se tiro un calcio forte a un pallone questo andrà lontano. E se davanti a me c’è un muro quel pallone può anche rimbalzarmi in faccia.
Le alte maree che Venezia ha subito tra il 15 e il 20 sono state eccezionali ma non imprevedibili. In questo grafico si vede la tendenza a maree sempre più importanti e “aggressive” che Venezia ha via via fronteggia dal 1872 a oggi.

 

 

Sono dati perfettamente allineati con l’innalzamento del livello dei mari in tutto il mondo. Che a sua volta dipende dall’aumento della temperatura media del pianeta (ghiacci di superficie che fondono, non trattengono più acqua in forma solida e la rilasciano in mare, ma anche aumento del volume dell’acqua dei mari perché il caldo la dilata), che a sua volta dipende dall’aumento della percentuale di gas serra in atmosfera portato dalle attività dell’uomo moderno, consumatore sfrenato.

Comprensibilmente nei giorni scorsi l’attenzione dei mass media era tutto dedicata a Venezia, ma buona parte dell’Italia ha (ancora una volta…) patito gli effetti di eventi climatici estremi.
Chiarissime, come sempre, le parole di Antonello Passini, climatologo del CNR (Istituto sull’Inquinamento Atmosferico), intervistato dalla radio dell’Università di Padova: “L’ottobre che si è da poco concluso è stato l’ottobre più caldo da quando abbiamo misurazioni globali e anche il novembre che stiamo vivendo [scriviamo il 20 novembre 2019 ndr] potrebbe battere dei record. Ovviamente però quello che vediamo è un aumento dell’intensità dei fenomeni negli ultimi anni e negli ultimi decenni che in ampia parte è sicuramente ascrivibile al riscaldamento globale”.

L’Italia è una penisola immersa nel mar Mediterraneo, un mare che sta diventando sempre più caldo e da considerazioni puramente fisiche possiamo dire che un mare più caldo fornisce più vapore acqueo all’atmosfera ma le molecole di vapore d’acqua sono i mattoni su cui si costruiscono le nubi e dalle nuvole scende la pioggia. Altro fatto importante è che un mare più caldo da più energia all’atmosfera perché il calore è una forma di energia e l’atmosfera segue le leggi della termodinamica e facendo così non può far altro che scaricare questo surplus di energia che si ritrova in maniera violenta, cioè con precipitazioni intense, venti più forti e quindi la tendenza è molto chiara al di là di ogni valutazione quantitativa che si farà in futuro”.

“Sull’acqua alta a Venezia dobbiamo fare un po’ di chiarezza” prosegue Antonello Pasini. “Innanzitutto dobbiamo capire quante sono state le acque alte nel passato. Noi abbiamo una rete di mareografi nella laguna che ci danno questi dati. Se uno va a vedere le statistiche vede che fino al 1950 delle acque alte che superavano i 110 centimetri, che è una soglia abbastanza importante per la città, di queste maree ce n’erano da due ad otto per decennio, fino al 1950. Poi le cose sono cambiante e nel decennio che va dal 2001 al 2010 ce ne sono state circa 50. Dal 2011 ad oggi, quindi negli ultimi quasi 9 anni ne abbiamo avute circa 80. C’è quindi un grande aumento di frequenza e quindi anche di intensità di questi fenomeni”.
L’aumento delle maree che Venezia ha subito negli ultimi 100 anni è in parte dovuto dall’influsso astronomico (la marea che cambia in base alle posizioni della luna) in parte dal terreno che si abbassa (20 cm in un secolo) e in parte dall’aumento del livello assoluto del livello del mare (35 centimetri). Il tutto viene poi amplificato dai venti molto forti di scirocco, cioè che vengono dal Sud che spingono acqua nella laguna veneta e impediscono il deflusso della marea.

L’inasprirsi di pioggia e venti, con precipitazioni molto più violente del passato e causa diretta del riscaldamento dell’atmosfera degli ultimi 20-30 anni.
“Le prospettive non sono rosee ma ovviamente tutto quello che dipende dal cambiamento climatico, dipende da noi, quindi da cosa riusciremo a fare nel futuro”, prosegue Antonello Pasini. “Se riusciremo a seguire degli scenari di emissione di anidride carbonica bassi o addirittura azzerarla, ci sarà uno scenario buono, se non facciamo nulla per limitare i gas serra ci sarà uno scenario pessimo. Lo scenario business as usual (cioè nel caso la situazione resti immutata), il report dell’IPCC del 2013 ci dava un innalzamento medio del mare a livello globale di circa 70/80 centimetri per fine secolo. Dal 2013 ad oggi però abbiamo scoperto altre cose, come ad esempio che la dinamica dello scioglimento dei ghiacci è molto più rapida. Oggi quindi si pensa chiaramente che se dovesse verificarsi lo scenario peggiore noi avremmo più di un metro di innalzamento del livello del mare entro fine del secolo. È chiaro quindi che se noi abbiamo visto come hanno influito questi 15 centimetri fino ad adesso a Venezia, uno scenario di un metro sarebbe sostanzialmente catastrofico per la città”, conclude il professor Pasini.

In questo ottimo articolo pubblicato dal Il BO live (magazine dell’Università di Padova)  sono riassunte le analisi e le preoccupazioni degli scienziati circa l’innalzamento del livello del mare come inevitabile conseguenza dei cambiamenti climatici di origine antropica.
E queste due immagini ci aiutano a visualizzare cosa accadrebbe se il livello medio del mare di alzasse di un metro nei prossimi 80 anni…

E quali sono le zone costiere italiani più a rischio:


Non si tratta di fare i profeti di sventura. E non sono opinioni di un singolo scienziato ma i dati scientifici su cui sono d’accordo il 97% delle migliaia di scienziati che studiano il cambiamento climatico (gli scienziati che sono esperti di altro come Zichichi o Battaglia continuino a occuparsi di altro, per cortesia).
Le parole chiave per gestire il clima che cambia sono MITIGAZIONE e ADATTAMENTO. Occorre continuare ad aspirare a una vita confortevole cambiando il nostro modo di arrivare alle comodità, ma anche capire che di fronte ad alcuni fenomeni occorre gestire il cambiamento.
Senza mettere la testa nella sabbia come uno struzzo…

…. altrimenti faremo la fine delle rane di Paolo.

Foto in evidenza di TracyElaine