Osservare l’ingresso e l’uscita da scuola è un momento illuminante e al tempo stesso rincuorante. In pochissimo tempo, si può scoprire chi sono e come stanno gli adolescenti. Proprio in quegli istanti i loro sguardi si cercano tra centinaia di occhi. E con una precisione e velocità incredibili ad un certo punto gli sguardi si trovano e incrociano, con i corpi che seguono la loro direzione fino ad agganciarsi in un abbraccio che non ha bisogno di parole, che vale la giornata scolastica.

E non si tratta di un mero richiamo ormonale, peraltro fisiologico e ancestrale, al quale troppo spesso attribuiamo e riduciamo i comportamenti giovanili. Si tratta di desiderio, di sentirsi vivi e in relazione con l’altro, con l’alterità, con qualcosa che riesci ad annusare ma non sai ancora spiegare, qualcosa che attiva ossitocina e dopamina con una rapidità che nessun cannabinoide o alcolico può equiparare. Qualcosa che stai imparando a conoscere e sentire sulla pelle e nel corpo senza il filtro dei pensieri, senza struttura mentale. Qualcosa per tutti e di tutti, che rende uguali.

Di tutto questo, da oltre un anno, i giovani hanno dovuto fare a meno. La scuola secondaria, anche prima del Covid, ha cercato spesso di tenere separati mente e corpo degli studenti con lezioni frontali e nozionistiche, dimenticando talvolta che non esiste apprendimento senza relazione con i pari, con gli insegnanti e con il proprio corpo. La didattica a distanza ha ampliato e amplificato tutto ciò facendo risaltare la complessità e la fatica della scuola solitaria, chiusi nella propria stanza, lo studio bidimensionale e senza profondità e quindi spessore.

Segnali potenti e positivi si sono visti in queste settimane in presenza. Anche gli insegnanti sono galvanizzati: rivedere le loro aule piene ritempra. I corridoi sono nuovamente rumorosi, con gli studenti mascherati che hanno imparato a ridere e comunicare con gli occhi. E che si muovono ordinati sotto lo sguardo vigile del personale scolastico, cercando il momento giusto per sfuggire ai controlli così da poter rubare quel tanto desiderato abbraccio.

«Felici come pazzi, con così poco – cantano Eugenio e compagni -. E come se non esistesse niente di meglio da fare».

Proprio così.

Articolo scritto da Elisa Papa